Picnic sul ciglio della strada. Il laboratorio teatrale di Asinitas con DOM-

25 Marzo
In tutti questi anni in cui vado ad Asinitas uno dei nostri posti più popolari per riposarci, fumare una sigaretta e chiacchierare con gli amici o a volte parlare di lavoro, sono le scale metalliche sul retro con la vista sul “giardino del vicino”. Dall’alto delle scale, il giardino sembra un dipinto: alberi pieni di fiori, un prato con piccole camomille sparse qua e là, un gazebo di legno e qualche altalena. Oggi, per la prima volta, usciamo dalla stanza e entriamo in quello spazio. Grazie a Fede, che ha chiesto il permesso al custode, oggi possiamo passare la giornata immersi nella natura primaverile, sotto un cielo azzurro.
Dobbiamo portare il nostro telo – “zona” – con noi nel giardino, quindi, seguendo le indicazioni di Valerio,
ci mettiamo tutti all’opera: arrotoliamo il telo e in una fila ordinata, lo trasportiamo sulle spalle. Usciamo piano dalla sala prove, camminiamo nel corridoio e, uno dietro l’altro, scendiamo le scale anteriori fino al cortile.
La collaborazione di tutti è spettacolare.
Alcuni prendono i teli impermeabili per evitare che nostra “zona” si bagni o si sporchi fino a giugno.
Un gruppo prende i cuscini, un altro la scatola dei biscotti.
Usciamo dal cancello del numero 45 e ci immergiamo nella leggera discesa dell’amata via Policastro.
Questa passeggiata potrebbe essere di per sé una performance. Tutti in fila, sorridendo e chiacchierando, con la stoffa bianca sulle spalle, sotto gli sguardi curiosi delle persone, ci dirigiamo verso il giardino.
Arriviamo al cancello di legno del giardino: il tragitto è stato breve ma piacevole. Il custode, con un sorriso, ci accoglie insieme a Fede e noi, ringraziandoli, entriamo nel giardino.
La bellezza del posto accende l’entusiasmo di tutti. Stendiamo i teli impermeabili e poi apriamo il nostro telo bianco. Ci togliamo le scarpe e, a piedi nudi, entriamo. Dalla cima delle scale metalliche di Asinitas vediamo Angelo, dietro la sua videocamera, che ci osserva.
Ci sediamo in cerchio e ripassiamo la sessione precedente, quando improvvisamente il cane eccitato del giardino ci sorprende: alcune grida si alzano! Luca e Federica lo chiamano e lo portano in un angolo, intrattenendolo con un bastone per non disturbare l’atmosfera della prova.
Amo queste attenzioni e la cura dei dettagli dell’equipe.
Torniamo al telo, ripetiamo gli esercizi di respirazione e rilassamento del corpo. Dopo aver chiuso gli occhi, lasciamo andare lentamente i nostri corpi e ci sdraiamo. Io, dopo quattro ore di lavoro (facendo la babysitter) ero venuta direttamente alla prova e avevo bisogno di questo riposo con tutta me stessa.
Con ogni respiro, la stanchezza usciva dal mio corpo e dalla mia mente. Pian piano, la voce rauca della piccola Anna, con il raffreddore, si trasformava nel cinguettio degli uccelli, e il calore delle sue mani febbrili diventava il tepore del sole.
Ero finalmente nel momento presente!
Respiravo e mi rilassavo sempre di più.
L’idea era di alzarci e sederci lentamente dopo dieci minuti, al suono della musica. Anche se l’altoparlante era proprio dietro di me, non so quanti minuti della musica siano passati prima che la sentissi. Ci siamo alzati piano e abbiamo ripetuto gli esercizi per gli occhi, le mani e gli spazi vuoti… stavolta nella natura, con una vista ampia. Poco a poco abbiamo iniziato a camminare sull’intera superficie del telo e per la prima volta potevamo muoverci senza limiti e osservare scritte piccole e grandi.
Con le indicazioni di Valerio, abbiamo fatto una serie di movimenti continui: “Ci piegavamo, mettevamo mani e ginocchia a terra, ci sdraiavamo, rotolavamo, poi ci rialzavamo, facevamo qualche passo, sceglievamo un altro punto e ripetevamo tutto senza fermarci!” Come in una pista da ballo, ognuno si muoveva a modo suo, danzando nel mezzo del campo.
Poi Leonardo ci ha chiesto di ascoltare i suoni della natura e di vedere cosa ci “attirasse”.
Questo lo so fare bene! Nella natura ci sono sempre cose che mi chiamano e che sento: una pietra, una conchiglia, un pezzo di legno, una pianta, la luna, una stella, un colore!
Ci era permesso uscire dal telo e passeggiare nel giardino.
Da lontano fissavo dei piccoli germogli; con passi lenti mi sono avvicinata. C’erano vasi allineati, tanti. Con un tocco leggero, ho annusato le dita e sono stata travolta dal profumo del basilico.
Poi mi sono diretta verso un albero di limoni, ho toccato il tronco dipinto di bianco fino a metà. I limoni, i fiori, le foglie, i tronchi degli alberi, la camomilla sul prato! Mi sono avvicinata all’altalena, mi sono seduta e mi sono dondolata, alzando lo sguardo verso le case vicine: una signora anziana stava ritirando le lenzuola dallo stendibiancheria.
I bambini! I bambini non sono stati dimenticati! Marco, durante la prova, si è preso cura di Zubayr, il figlio piccolo di Zainab, con pazienza, giocando con lui. E Jamira era con Elizabeth, la figlia di Shakira.
Con una scoperta di Souleymane, ci siamo riuniti intorno a lui: aveva nascosto una pianta profumata nelle mani e voleva che indovinassimo. “BEH LIMO “, il profumo delle caramelle al limone mi ha riempito le narici… nostalgia.
Ci siamo seduti di nuovo in cerchio per rispondere a una domanda a cui avevamo avuto una settimana per pensare: “Che Cosa so posso a insegnare a qualcuno?”
Racconto:
“Tutta la scorsa settimana sono stata confusa nel cercare una risposta a questa domanda!
Ci ho pensato molto, ho persino chiesto alle mie sorelle e a qualche amico per trovare una risposta. Ognuno mi ha fatto una lista. Per esempio, un amico ha scritto: ‘Da te ho imparato la resilienza nelle difficoltà!’. Mia sorella ha scritto: ‘Ascoltare gli altri e aiutarli’, ‘amare i fiori e le piante’. Ma queste sono parti del mio carattere, non potrei mai insegnarle a qualcuno!”
Però, venendo a scuola, mi è venuto in mente che io so bene come “fare ospitalità” e le sue regole, l’ho imparato da mia madre, mi piace farlo.
In quel momento Valerio ha detto che forse nella domanda dovremmo cambiare la parola “insegnare” con “trasmettere”! Questo cambia molto il senso (il concetto) della domanda, ma la mia risposta potrebbe comunque essere “ospitalità”.
Silvia ha dato l’esempio del fare la ruota e l’ha insegnato praticamente ad Ali! Souleymane sa fare un buon cappuccino con la macchina del caffè. Shakira ha parlato di decorazioni, usando palloncini e ornamenti. Adarou sa nuotare bene e ce l’ha mostrato senza “piscina o acqua”. Samba conosce il kung fu e abbiamo fatto un movimento tutti insieme. Victoria sa fare sette figure di animali e ci ha insegnato “l’elefante”.
Là fuori, eravamo impegnate a fare l’elefante.
Ma erano già passate le cinque e mezza.
Zara Kian